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mercoledì 16 luglio 2014

Top 10 Smartphone

Apple’s iPhone 5s is still the bestselling smartphone in May 2014, 8 months after its launch last year. Samsung’s new flagship, Galaxy S5 comes in at second.

According to Counterpoint’s channel survey across 35 countries, Apple’s iPhone 5s continues to be the bestselling phone in the world, a spot that many expected to be taken by Samsung’s Galaxy S 5. The highly anticipated Galaxy S5 comes in at second place but still a quite distant number two in terms of (sell through) unit sales. The iPhone 5c shipments continue to decline but Apple continued clearing excess inventory for the iPhone 5c during the month. apple iPhone 5c sales put it behing Samsung’s last year’s flagship Galaxy S4 and Galaxy Note III.

Xiaomi continues to maintain its position in our top 10 bestsellers list with strong performance in domestic market. The MI3, Hongmi Red Rice and Redmi Note are now available in many overseas markets with Xiaomi’s expanding distribution to cotribute to global sales volumes. But within China, the two models (Mi3 and Redmi) are reaching peak and ‘me-too’ competitors are pushing out similar high-specced products at aggressive price-points. A product refresh beckons in coming months from one of the most talked about Chinese brand.

Samsung’s Galaxy S4 mini stood at 8th and the Galaxy Grand 2 which was released last year captured the 10th spot. The Grand 2 is a more affordable phablet from Samsung with a display size of 5.25″. There are now 3 phablets in the top 10 list which reflects the ongoing trend of larger displays. almost 40% of the smartphones sold in May were phablets according to Counterpoint’s channel research across 35 countries. If Apple comes out with a phablet later this year it will instantly become a hit and top the list of phablets within two months of availability.

Outside of the top 10 list Sony’s Xperia Z1 came in close. Motorola’s Moto G along with Huawei’s Honor 3C and LG’s G2 made into the top 20 list. Next month we expect to see the Nokia X in the ranks of bestsellers as it is moving up fast after just two months of sales.
Top 10 Smartphone* List of May 2014
Rank Brand Model Category
1 Apple iPhone 5s smartphone
2 Samsung Galaxy S5 smartphone
3 Samsung Galaxy S4 smartphone
4 Samsung Note 3 smartphone
5 Apple iPhone 5c smartphone
6 Apple iPhone 4S smartphone
7 Xiaomi MI3 smartphone
8 Samsung Galaxy S4 mini smartphone
9 Xiaomi Hongmi Redrice smartphone
10 Samsung Galaxy Grand 2 smartphone
(table source: Monthly Market Pulse May 2014)
* Mobile Phone sales only (not shipments). Tablets, PCs, dongles, fixed wireless devices not included. All regional or minor hardware variations included in each model.

For more information and/or to purchase a copy of the report please send an email to:
info@counterpointresearch.com

Background:

Counterpoint Technology Market Research is a global research firm specializing in Technology products in the TMT industry. It services major technology firms and financial firms with a mix of monthly reports, customized projects and detailed analysis of the mobile and technology markets. Its key analysts are experts in the industry with an average tenure of 13 years in the high tech industry.

martedì 27 maggio 2014

Wikileaks svela l'obiettivo misterioso di NSA


L'organizzazione capitanata da Julian Assange decide di andare oltre lo scoop di The Intercept. Il sesto paese le cui conversazioni sono tutte intercettate è l'Afghanistan
Roma - C'era un unico neo allo scoop della scorsa settimana di The Intercept: al quadro tratteggiato, che racconta di non meno di 6 paesi le cui conversazioni telefoniche sono intercettate da NSA, mancava un piccolo particolare, un dettaglio però non da poco. Il nome del sesto paese oggetto delle attenzioni dell'intelligence statunitense, quello taciuto dalla testata statunitense per ragioni di ordine superiore: Wikileaks ha deciso di rompere il silenzio su quel nome, a prescindere dalle motivazioni di The Intercept relative alla sicurezza, e come era prevedibile il nome in questione è quello dell'Afghanistan.

Wikileaks giustifica la decisione di andare oltre le dichiarazioni di The Intercept per sottrarsi alla censura o quantomeno al condizionamento dei servizi USA: nessuna complicità col governo statunitense, massima trasparenza sulle informazioni in possesso dell'organizzazione senza alcuna limitazione a quanto diffuso alla popolazione. Secondo Wikileaks, insomma, non ci saranno le temute violenze conseguenti alle rivelazioni: quelle sarebbero solo propaganda messa in campo dagli Stati Uniti per condizionare i media.

Da parte loro, Assange e Wikileaks non aggiungono altro alle informazioni su Mystic e SOMALGET fin qui diffuse da Washington Post prima e The Intercept più recentemente: informazioni per altro già oggetto di polemica e difese dall'intelligence a stelle e strisce. Sul terreno, che si tratti di programmi intercettazioni legali o meno, restano le vere vittime: ovvero la privacy e le conversazioni telefoniche intercettate di intere nazioni. 

venerdì 18 ottobre 2013

HTML 5 e i nuovi Tag

HTML5 è ‘la nuova era’ della programmazione web. Ecco tutte le novità introdotte nel linguaggio che compierà il miracolo di unire insieme il mondo del ‘web da pc’ e il mondo del web mobile. E con una piattaforma come WordPress le potenzialità si espandono a dismisura.
HTML5 è dotato di una grossa quantità di nuovi tag, e quindi se siete uno sviluppatore o semplicemente volete avere un punto di partenza da cui approfondire l’argomento, eccovi un elenco dei tag introdotti nel nuovo linguaggio. Per ogni tag nel seguente elenco, trovate un link alla relativa descrizione sul sito dei w3schools.com.
La rivoluzione di HTML 5 è già cominciata e le potenzialità del linguaggio, in associazione ai nuovi CSS3 e al classico javascript sono davvero incredibili. Da notare come tale linguaggio strizzi l’occhio al mondo dei blog soprattutto con i tag. Proprio per questo, se si desidera testare un linguaggio che sembra nato apposta per sposarsi con WordPress, ecco un elenco di temi WordPress in HTML5 su misura per cominciare a spulciare nel codice:
Brave New World
H5
Base WordPress
Nudo WordPress
FreeDream
Pure HTML5 tema

domenica 13 ottobre 2013

Perché un’azienda non dovrebbe usare Pinterest




Posto che sono una grande fan di Pinterest dal punto di vista personale e ne riconosco i vantaggi, i benefici ed il contributo che esso può dare ad una strategia di social media marketing, devo (e voglio) riconoscere che non tutte le aziende o i brand sono adatti all’apertura di un account o meglio di una pagina Pinterest, soprattutto per la necessità di ottimizzare il lavoro e il tempo, scegliendo di percorre la strada della qualità e non della quantitàEsistono decine di buoni motivi per cui usare Pinterest con l’apertura di un account o di una pagina business, ma esistono a mio parere anche delle valide ragioni per cui certe categorie di business non dovrebbero farlo.
Eccone alcune, con degli spunti di riflessione per chi intende usare Pinterest per il proprio business: 
Scegli i canali giusti. se hai deciso di adottare una strategia di social media marketing, devi scegliere i canali più adatti a veicolare il tuo messaggio: non tutti i social networks e i social media in generale lo sono per ogni settore merceologico. Una scelta oculata permette di ottimizzare qualitativamente e quantitativamente la tua strategia di social media marketing; 
Qual è il tuo target. Pinterest conta 70 milioni di utenti unici ed è diventato un vero e proprio fenomeno social, ma le donne rappresentano l’80% di questi; perciò se la tua azienda ha un target prettamente maschile, forse aprire una pagina business su Pinterest non è una mossa vincente; 
Qual è il tuo business. Pinterest è un social network che per sua natura (creato per la condivisione di immagini e video) è particolarmente adatto a settori come l’arredamento, il design, l’artigianato, il food, il cooking, la bellezza, il fitness, la moda, ecc., campi in cui l’immagine è tutto; per contro, è sconsigliabile usare Pinterest se appartieni a settori in cui non puoi o non vuoi basare le tue strategie di comunicazione sull’immagine; 
Se usi Pinterest, devi repinnare. La natura di Pinterest e la sua forza sono la possibilità di interagire per immagini con altri utenti, costruendo colorate board tematiche, pinnando immagini e soprattutto repinnando immagini altrui. In questo modo si crea un mondo di contaminazioni reciproche, ci si fa conoscere e si fanno pubbliche relazioni. Se decidi di aprire una pagina Pinterest, non è “socialmente” produttivo creare delle mere gallerie fotografiche in cui caricare foto dei tuoi prodotti o della tua azienda, rimanendo sterilmente staccato dal mondo contagioso; 
Se non repinni, avrai pochi followers. Se usi Pinterest come mera vetrina espositiva dei tuoi prodotti o del tuo brand ignorando i vantaggi del repin non guadagnerai una folta base di followers (a meno che tu non sia un’azienda di fama mondiale); 
Sii un utente attivo. Una volta aperto ed ottimizzato un account su Pinterest (o una pagina), questo va curato, gestito e nutrito con costanza (come in ogni altro social network): non c’è niente di peggio che vedere delle pagine prive di vita da mesi; 
Integra Pinterest con altri Social Network, come Facebook e Twitter ed inserisci il “Pin it button” nel tuo sito, in modo da far sapere agli utenti la tua presenza nel social network, incoraggiarli a cliccare e repinnare le tue immagini nelle loro board Pinterest. Pinterest è un meraviglioso mondo aperto e contagioso: se lo privi il tuo account della condivisione, lo privi di vita “sociale”. 



In conclusione Pinterest è un social network favoloso, un universo patinato di ispirazioni, visioni e contaminazioni che fornisce importanti strumenti per implementare una strategia di social media marketing.

Per molti settori, ma non per tutti.

Ho dimenticato qualcosa? Se avete altri spunti di riflessione scriveteli pure nei commenti qui sotto!

Marketing Non Convenzionale


venerdì 11 ottobre 2013

Xbox One e il collegamento di mouse e tastiera

Xbox-one-mouse e tastierai

Tutti noi appassionati di videogames, sappiamo benissimo che in certi generi di giochi, come ad esempio gli shooter, i giocatori dotati di mouse e tastiera hanno di fatto una maggiore precisione e una velocità superiore rispetto ai player che usano il gamepad.

Proprio in merito a tale discorso, durante un’intervista Larry Hryb, noto a tutti noi come “Major Nelson“, ha dichiarato che la nuova console di casa Microsoft, Xbox One, potrebbe supportare l’utilizzo di mouse e tastiera.

Tale features, comunque possibile solo a seguito di un apposito aggiornamento che l’azienda dovrebbe rilasciare sulla piattaforma, consentirebbe il collegamento delle sopra citate periferiche, tuttavia Microsoft, come dichiarato da Major Nelson, prenderà in considerazione questa possibilità solo nel caso in cui gli sviluppatori fossero interessati e lo richiederebbero.

Secondo le parole di Larry Hryb, l’utilizzo di mouse e tastiera sulla console è in contrasto con la visione di gioco che Microsoft ha per la sua piattaforma, fa notare infatti che l’azienda, dal punto di vista delle periferiche, nutre ben due strategie distinte per PC e console,considerate due sistemi che devono donare esperienze differenti.

A questo punto in attesa di nuove notizie in merito alla nuova console, Xbox One, che vedrà il suo debutto il 22 novembre, vi ricordiamo che proprio ieri, il product manager di Xbox Australia, Adam Pollington, ha annunciato la funzione di Xbox One legata alla registrazione di un filmato nel momento in cui verrà sbloccato un obiettivo.

Fujitsu e il Primo Tablet Windows 8

Fujitsu presenta il primo Tablet Windows 8 con ventola che funziona anche sott’acqua

waterfuji

Pensavamo di averle viste tutte e invece ecco che Fujitsu ha presentato in Giappone il primo tablet waterproof con ventola, ciò significa un sistema di raffreddamento del chipset isolato dai componenti più delicati e capace di espellere l’acqua in ingresso. Una novità alquanto curiosa, i tablet resistenti all’acqua non sono una novità assoluta ma, in quei casi, si tratta di modelli con chip Atom/ARM e quindi fanless, ben sigillati e protetti da eventuali intrusioni indesiderate di liiquidi.
Il 12.5 pollici di Fujitsu siglato QH77/M vanta invece un chip Intel Core i5-4200U ad 1.6GHz, potente e performante come in tutti gli altri terminali in cui lo abbiamo visto e con la solita necessità di un raffreddamento ad aria tramite ventola. Si tratta di un modello dedicato all’utenza business, con una scheda tecnica del tutto in linea con altri tablet di questo segmento: 4GB di memoria RAM, 128GB SSD, 3G opzionale ed una disponibilità a partire dal 28 Novembre in Giappone. Può rimanere immerso in acqua senza problemi ma non conosciamo ancora per quanto tempo e a quale profondità.
Contestualmente è stato presentato anche il più piccolo tablet Fujitsu QH55 / M con display da 10.1 pollici e risoluzione di 2560 x 1600 pixel, ma in questo caso sotto la scocca avremo il potente quad-core Intel Atom Z3770 ad 1.6GHz (Bay Trail), 128 GB o 64 GB di storage. La durata della batteria è di circa 15,5 ore mentre le dimensioni sono 267,0 × 180,8 × 9,9 millimetri per circa 650g. Anche in questo caso disponibilità iniziale dedicata al solo mercato giapponese per il mese prossimo.

giovedì 6 giugno 2013

lunedì 20 maggio 2013

8 cose irritanti di Windows 8


Dopo avere trascorso diversi mesi a fare nostro il nuovo sistema operativo e aver preso confidenza con la nuova interfaccia (non sempre intuitiva), siamo ora entrati in una nuova fase di frustrazione e ci troviamo a imprecare contro Windows 8 non tanto per i grandi cambiamenti, ormai assimilati, ma per quelle piccole, ma non per questo meno irritanti, bizze.
Oltre alla sua nuova e splendente interfaccia basata sulle tessere, il nuovo sistema operativo di Microsoft nasconde una legione di piccoli fastidi che, per quanto apparentemente poco importanti, possono far ribollire il sangue e far passare in secondo piano i tanti pregi e miglioramenti introdotti. Alcuni di questi problemi sono in realtà strane opzioni che Microsoft ha deciso di impostare come default e che si possono aggiustare velocemente, altri sono semplici inconvenienti che derivano da una vita di uso tradizionale di Windows.
Ecco l’elenco dei problemi che troverete nelle prossime pagine, insieme alla soluzione per tutti, o quasi. C’è infatti una cosa irritante che al momento non può proprio essere rimossa.
Impedire il blocco dello schermo
Cominciamo dall’inizio della nostra esperienza con Windows 8. Il blocco dello schermo ha senso su un tablet, ma su un PC diventa solo un altro clic superfluo nel mare di controlli non richiesti di Windows 8. Fortunatamente, bandire la schermata di blocco dalla vostra vita è semplice. Per prima cosa lanciate la finestra Esegui.
Se siete sul Desktop premete i tasti Windows + R o spostate il mouse nell’angolo in basso a sinistra, fate clic con il tasto destro del mouse e, dal menu che appare, fate clic su Esegui; se siete sulla schermata Start digitate “Esegui” e fate clic su Esegui nell’elenco delle app rilevate. Ora digitate gpedit.msc e premete Invio per aprire l’Editor Criteri di gruppo locali.

Disabilitare la schermata di blocco è un’opzione molto nascosta.
Nel menu a sinistra selezionate Configurazione computer, Modelli amministrativi, Pannello di controllo, Personalizzazione. Fate clic sulla voce Non visualizzare la schermata di blocco e, nella finestra che si apre, selezionate l’opzione Attiva quindi fate clic su Applica e OK.
È un po’ come con i referendum: per dire che non la si vuole bisogna dire Sì, per dire che la si vuole si deve dire NO. In ogni modo il gioco e fatto e d’ora in poi bye-by, schermata di blocco!
Premi Start per continuare Sull’assenza del pulsante Start in Windows 8 sono già state scritte abbastanza parole da riempire due volte la Biblioteca Vaticana e non ne spenderemo altre. Ma se, andando subito al dunque, non potete farne assolutamente a meno, forse anche per non vedere più la schermata a tessere live, scaricatevi Classic Shell, un fantastico, e gratuito, programma che oltre al citato stato Start arricchisce le funzioni di Explorer.
Il tasto Start è proprio come lo ricordavate e, per i nostalgici più accaniti, è possibile adottare la skin di Windows XP.
Una volta installato, oltre a veder ricomparire il tanto agognato tasto in basso a sinistra, trovate l’icona di Classic Shell in altro a destra nella finestra di Explorer. Un clic e potete accedere e impostare le numerose funzioni.
Potete scaricare il programma all’indirizzo www.classicshell.net (trovate il link per accedervi direttamente, nell’interfaccia Extra di PCWorld), è disponibile in un unico file di setup sia per sistemi a 32 che a 64 bit.

Basta POP3!

Uno delle più grandi irritazioni con Windows 8 è la mancanza del supporto e-mail POP con l’applicazione di Posta nativa del sistema. Possiamo anche capire Microsoft: la funzionalità di sincronizzazione IMAP si inserisce meglio nel cloud-connected, nel lavoro globalizzato e nella filosofia che ha ispirato Windows 8.
Ma come ci si può dimenticare di tutte le persone che hanno indirizzi di posta elettronica POP ricevuti dai propri fornitori di servizi Internet, magari assieme alla registrazione del proprio dominio? Se avete la necessità di tenere sotto controllo un account e-mail POP, una prima soluzione può essere quella di scaricare e installare il programma di posta elettronica Mozilla Thunderbird e utilizzarlo in modalità Desktop. Il programma è disponibile anche in lingua italiana, è gratuito e affidabile.
Lo trovate all’indirizzo mozillaitalia.org. Se però non volete scaricare e installare un altro software ma volete utilizzare gli strumenti che Microsoft vi mette a disposizione c’è una soluzione, semplice anche se un po’ contorta e limitata.
Il trucco sta nel supporto che la app Mail fornisce ai due popolari servizi di webmail gratuiti Gmail e Outlook.com.


Vi basterà quindi creare un nuovo account, gratuito, su uno di questi due servizi e configurarlo in Mail. Quindi dovrete semplicemente collegare il vostro account di posta POP al nuovo account, in sostanza dovete reindirizzare la posta in entrata del vostro account POP verso il nuovo account appena creato.

Purtroppo questa soluzione ha un limite: funziona con la posta in entrata ma non con la posta in uscita. Per l’invio dei vostri messaggi Mail utilizzerà esclusivamente il nuovo account Gmail o Outlook.com e non c’è modo di utilizzare il vostro account POP. È un limite non da poco ma per lo meno potrete tenere sotto controllo la posta in entrata.

martedì 6 novembre 2012

Facebook cambia ancora: spariscono le due colonne

Pronto un nuovo ritocco dei profili. Si tornerebbe alle origini con l'aggiornamento cronologico sulla sinistra!Stavamo giusto iniziando a farci l'occhio, e Facebook cambia ancora. A un anno dall'introduzione della Timeline, o diario che dir si voglia, il social network da un miliardo di utenti si sta preparando a ritoccare per l'ennesima volta i profili. L'attuale layout vede gli aggiornamenti avvicendarsi su due colonne ed è stato digerito dagli iscritti non senza qualche difficoltà: in Rete fioccano tutt'ora i tutorial per disattivare la funzione e la community stessa ospita pagine che inneggiano a un ritorno alle origini.

UNICA COLONNA - L'appello potrebbe non rimanere inascoltato. Secondo un'indiscrezione del portale Inside Facebook, Mark Zuckerberg sta testando su un numero limitato di profili la pubblicazione degli avvicendamenti su unica colonna, quella di sinistra. Aggiornamenti di stato, pubblicazione di foto e video e commenti degli amici torneranno quindi uno sopra l'altro in ordine cronologico. La parte destra dello schermo continuerà a ospitare i riquadri relativi ad attività recenti, applicazioni utilizzate ed elenco degli amici, ma sarà ridotta in larghezza - poco più di un terzo della pagina - e non proseguirà in lunghezza. Spostandosi con il cursore nella parte bassa ci si imbatterà quindi esclusivamente nei vecchi aggiornamenti e scambi. Sopravvive, in alto a destra, il menù per organizzare la ricerca dei contenuti per anno o mese. Se dovesse essere confermato, il cambio di rotta sarebbe coerente con la propensione sempre più pronunciata di Menlo Park per il mobile. Organizzando la pagina in modo (più) pulito e razionale si può tracciare una linea comune fra la visualizzazione su pc e mediante smartphone, guadagnandone in intuitività e coccolando su ambedue le piattaforme gli investitori pubblicitari.

I CONTI - Gli ultimi conti, terzo trimestre dell'anno in corso, hanno testimoniato un aumento del 61% degli utenti mobili rispetto allo stesso periodo del 2011 e un contributo del 14% da parte dei click su cellulari intelligenti e tablet alla causa del fatturato pubblicitario. Ad aggiornare il proprio profilo e a sbirciare le pagine degli amici in mobilità sono 604 milioni di internauti, più della metà del totale degli iscritti: un presente importante e, guardando avanti, un futuro prepotente. Del quale bisogna tenere conto anche a livello grafico.

domenica 23 settembre 2012

App iOS

Apple brevetta un sistema per creare Applicazioni iOS senza bisogno di codice.
  
Una delle cose più che scoraggia coloro che hanno delle idee per creare Applicazioni iOS di successo, e' la necessita' di conoscere il linguaggio di programmazione, un minimo di base per l'argomento codice/sviluppo/applicazioni per poter dare una forma funzionale a ciò che si ha in mente, oppure doversi rivolgere a degli sviluppatori professionisti, che pero' si fanno pagare somme inavvicinabili, in molti casi. 

La Apple ha ora brevettato un Applicativo in grado di darci gli strumenti giusti per creare le nostre App senza bisogno di conoscere il linguaggio di programmazione, un po' come fu per il web il software iWeb e gli altri editor WYSIWYG (what you see is what you get) che hanno consentito a chiunque di costruire siti web belli e funzionali senza conoscere una riga di codice HTML. 

O ancora, una sorta di "iBooks Author" per le Applicazioni iOS. Se il sistema venisse realmente messo a disposizione degli utenti (non tutti i brevetti Apple vedono la luce del sole come prodotti al pubblico) sicuramente farebbe adirare non pochi sviluppatori di professione, che si vedrebbero probabilmente costretti ad abbassare i prezzi delle proprie prestazioni, di fronte alla concorrenza di chi usa il sistema Apple. 

Ma farà anche aumentare la produzione, la vendita e conseguentemente il mercato delle applicazioni iOS e do conseguenza il potere dell'AppStore.

iOS 6 e le novità

Il famoso sito statunitense riporta alcune novità che dovrebbero caratterizzare il nuovo iOS 6 come: le API per interfacciare le applicazioni sviluppate da terzi con l’assistente vocale Siri Siri disponibile anche per iPad: il sistema di mappe ridisegnato dagli ingegneri di Cupertino in 3D. 

Forse vedremo tutte queste novità, e magari delle altre, WWDC 2012, tra poco meno di un mese. Apple sta lavorando per integrare un nuovo sistema di mappe in iOS 6, firmware chiamato da Apple con il nome in codice “Sundace”. 

Queste le parole di MG. Siegler TechCrunch riguardo al nuovo sistema operativo mobile made in Cupertino. Il blogger si sofferma anche sulla possibilità di vedere Siri sul nuovo iPad, al quale Apple sta ancora lavorando sull’interfaccia utente e sul nuovo iTunes 11.

Anche quest’ultimo presenterà grandi cambiamenti e saranno aggiunte nuove funzioni molto simili al suo concorrente Spotify.

martedì 4 settembre 2012

App Nativa o Web App

Questa è la domanda che molte persone che si affacciano per la prima volta nel mondo mobile dovrebbero porsi. Se avete in progetto di voler realizzare una applicazione mobile, è bene che prima abbiate bene in mente la differenza tra le due tipologie.

Web App: E’ una pagina web, accessibile da qualsiasi smartphone che supporta un web browser ed è connesso a Internet. Scritta in HTML5, JavaScript e CSS ha le sue facce negative e positive.
 I pro:
 • Costa poco svilupparla perche’ non richiede grosse competenze tecniche. Un webmaster è in grado di svilupparla facendo attenzione a scrivere i fogli di stile (CSS) senza dimensioni fisse (no width e height in px), quindi utilizzando solo dimensioni in percentuali. Inoltre vi sono dei plugin come jQuery Mobile che semplificano di molto il lavoro per coloro che non sono tanto esperti di JavaScript per la gestione degli eventi.
Un evento è per esempio lo scroll, il touch su un elemento o lo swipe.
• Veloce da sviluppare: non richiedendo grosse competenze tecniche sia il tempo di sviluppo che di testing è dimezzato rispetto alla creazione di una applicazione nativa.
• Facile da aggiornare: essendo una pagina web è sempre disponibile online e con un semplice refresh della pagina dal browser del telefonino è possibile visualizzare aggiornamenti grafici, strutturali e testuali.
• Accessibile ovunque: basta avere qualsiasi dispositivo connesso a internet e la webapp è possibile visualizzarla su qualsiasi device. Che sia uno smartphone, un tablet o un minipc non importa, perchè grazie al foglio di stile scritto in percentuale (e non in dimensioni fisse), la GUI si adatta automaticamente alle dimensioni schermo facendola sembrare una vera e propria applicazione. Con dei meta tag speciali è possibile anche far scomparire la barra di stato, disabilitare il ridimensionamento automatico, lo zoom dell’utente e impostare l’icona dell’applicazione in caso l’utente decide di fare il bookmarking del sito. Tale icona sarà visualizzata nel menu delle applicazioni, proprio come una vera app.
• Streaming media: rispetto a un’app nativa lo streaming dei contenuti multimediali è gestito meglio rendendo il tutto molto piu’ fluido e veloce.
• GPS, fotocamera e audio recorder grazie ad html5 sono sensori che possono essere utilizzati senza dover per forza far uso di applicazioni native. I contro:
 • Non è possibile inviare a tutti coloro hanno installato l’applicazione le notifiche push. Tuttavia ci sono delle via alternative che si possono prendere per simulare una cosa simile alle notifiche push: far refreshare la webapp ogni tot ore in automatico e inserire all’interno dei semplici alert (popup) con il messaggio da visualizzare.
• Niente stores. Se volevate conquistare la vetta di Apple Store, scordatevelo. Anche se vi sono degli stores dedicati appositamente alle webapp (ci sono per Chrome, Apple e molti altri) non è assolutamente la stessa cosa, per ora. Unica eccezione la fanno i sistemi operativi con Android: molti riesco a pubblicare sul Market Android la loro webapp perchè usano il codice nativo per fare un “iframe” (termine tecnico: WebView) della pagina web e non essendoci controlli manuali di nessun genere da parte di Google, l’applicazione sarà approvata e distribuita.
• Funziona solo online: se il telefono non è connesso a Internet i vostri utenti non potranno accedervi. In verità se lo sviluppatore ha adottato un sistema particolare di local caching si puo’ fare in modo che il telefono sia connesso a internet solo la prima volta che viene aperta la webapp. Le successive volte che si prova ad accedere alla webapp senza connessione alla rete viene utilizzata la cache per visualizzare i vostro contenuti. Quando utilizzarla:
• Necessità di essere compatibili con tanti dispositivi: mobile e non.
• Divulgazione di informazioni di consumo.
• Convertire un sito web in un sito ottimizzato per dispositivi mobile. App Nativa: Le applicazioni native sono sviluppate in linguaggio macchina e devono essere scritte e compilate appositamente per ogni tipo di sistema operativo supportarto dal device. Per esempio le applicazioni per iOS (iPhone/iPad/iPod) sono scritte in Object-C, quelle per Android sono sviluppate in Java mentre quelle per Windows Mobile 7 sono sviluppate ambiente .NET. Anche le applicazioni native hanno i loro pro e contro.
 I pro:
 • Possibilità di inviare delle notifiche push geolocalizzate. Le notifiche push sono dei messaggi che si possono inviare a tutti coloro che hanno installato la vostra applicazione. Simili a degli SMS sono molti utili per fare marketing sul mobile.
• Accesso a tutti i sensori hardware installati sul dispositivo: NFC, accellerometro, GPS, fotocamera, magnetometro, sensore di prossimità, di luminosità di posizionamento e altri.
• Pubblicazione gli stores: è una delle voci piu’ importanti perche’ tali applicazioni consentono di essere reperibili nei negozi virtuali di Apple, Google, Blackberry e Microsoft.
• Modalità offline: le applicazioni native devono essere scaricate e installate su ogni dispositivo mobile. Una volta compiuta questa semplice operazione sarà possibile utilizzarla sia online che in modalità offline. Le applicazioni per l’Apple Store seguono una procedura un po’ complessa per la compilazione dell’applicazione prima di poter essere installata perchè necessita la creazione di diversi certificati (sviluppatore e id applicazione); se ti interessa approfondire il processo vedi qui.
• GUI piu’ reattiva perchè vengono effettuate chiamate dirette di sistema e il codice non è interpretato come nelle webapp da un browser ma è scritto direttamente in codice macchina.
I contro:
 • Costosa: sviluppare una applicazione nativa base, pur quanto semplice possa essere tra sviluppo e beta testing vi sono almeno 30 giorni di lavoro, quindi il costo di un applicazione custom nativa non è meno di 5.000 euro per sistema operativo.
• Poco flessibile: se necessiti di aggiornamenti rapidi della GUI o comunque variazioni importanti di usabilità dell’applicazione vi sono tempi di sviluppo e di approvazione negli stores troppo lunghi.
• Tempi di aggiornamento possono variare a seconda dello stores: per Android l’aggiornamento è quasi istantaneo, per Apple invece puo variare da 10 a 20 giorni. Ci sono stati casi di applicazioni anche molto famosi che sono state approvate dopo un anno o addirittura non sono state approvate per via dei contenuti che erano contro le policy di Apple: l’esempio piu’ eclatante e’ stato quello di South Park.
• Le native apps, essendo native per definizione, funzionano solo per specifici dispositivi per cui sono state scritte e compilate. Di conseguenza un’app compilata per iPhone non funzionerà su un telefono che supporta come sistema operativo Android e viceversa. Quando utilizzarla? 
• Se vuoi far comparire il tuo brand sugli stores e utilizzare i pagamenti in-app.
• Realizzazioni di giochi.
• Esigenza di accedere a particolari sensori hardware messi a disposizione dal dispositivo e non utilizzabili via HTML5.
• In generale, di tutte le cose che non si possono fare con pagine web. Il futuro? La differenza tra le due tipologie di applicazioni si sta sempre più assottigliando grazie al continuo sviluppo dei markup HTML5 per l’ottimizzazione sugli smartphone. Il futuro ci dirà quale delle due prenderà il sopravvento, per ora noi di Apps Builder abbiamo abbiamo deciso di puntare su entrambe le tipologie fornendo ai nostri utenti sia applicazioni native per iPhone, iPad e Android sia la webapp accessibile via QR code, in modo totalmente gratuito. 

Fonte: Daniele Pelleri, Founder & CEO di Apps Builder, per il TagliaBlog.

lunedì 23 luglio 2012

Crittografia per tutela privacy su Internet

Forbes consiglia una serie di strumenti:
1. Email Privacy – Per invio di email sicure Pretty Good Privacy (PGP) è un programma che permette di usare autenticazione e privacy crittografica. Il più usato al mondo. Una versione web based compatibile con il sistema PGP è Hushmail. Queste 2 applicazioni se usate correttamente offrono comunicazioni sicure.
2. File Privacy – Per proteggere i files il programma per eccellenza è TrueCrypt, si possono proteggere cartelle complete ed anche intere unità, offre sincronizzazione con Dropbox. BoxCryptor è un altro strumento che facilita la crittografia dei files salvati nella “cloud”, inoltre è compatibile con Android e iOS. Se questi strumenti applicano la crittografia a livello locale, per una protezione a livello online che offrono backup e sincronizzazione ci sono SpiderOak e Wuala.
3. Privacy su comunicazione voce – Le intercettazioni via voce sono sempre più diffuse, dal creatore di PGP di sopra, Zfone è un programma di telefonia VoIP sicuro, utilizza un protocollo chiamato ZRTP che permette di effettuare telefonate sicure su internet. Altro sistema con protocollo ZRTP è Jitsi che offre sicure video chiamate, così come sicure conferenze, chat e condivisione desktop. A causa di problemi di sicurezza e di intercettazioni legittime si consiglia di utilizzare questa applicazione al posto di Skype. Per dispositivi mobili sempre con ZRTP, RedPhone permette comunicazioni crittografate su Android.
4. Chat Privacy – Per sessioni chat o di messaggistica istantanea abbiamo Cryptocat che non è soggetto a sorveglianza commerciale o di governo. Altro simile esistente da molto èOff-the-record Messaging (OTR) che offre chiavi private per comunicazione autentiche e segrete. E’ anche disponibile come plugin Pidgin.
5. Traffic Privacy – Importante è la tutela della privacy su informazioni geografiche. Con le reti VPN possiamo navigare anonimamente e mascherando gli indirizzi IP. Una lunga lista di VPN si può trovare all’indirizzo http://en.cship.org/wiki/VPN. Ci sono sia gratuite che a pagamento. Infine si ricorda il progetto TOR più volte segnalato per navigare sicuri via internet.

Fonte: Tracce Web

venerdì 13 luglio 2012

YouTube lancia in Francia 13 canali tematici!

Ad ottobre prossimo YouTube lancerà 13 canali televisivi gratuiti, come già successo negli Stati Uniti.
Il sito di video-sharing di proprietà di Google ha selezionato alcune agenzie per la creazione dei contenuti da proporre nel Web, attraverso un bando rivolto non solo alle classiche case di produzione, ma anche asiti webe adagenzie pubblicitarie

Fra i vincitori della gara, figurano giganti del settore, come Endemol, e una società francese di nuova generazione come la Troisième Œil. I canali francesi prensenti su YouTube saranno estremamente tematizzati, e spazieranno fra salute, cultura, cucina, intrattenimento per le famiglie.

YouTube ha preso questa iniziativa per proporre agli inserzionisti un tipo di pubblicità che sia sempre più segmentato e orientato verso il consumatore.

I produttori partner riceveranno un compenso medio di 500.000 euro, che potrà raggiungere anche il milione di euro e 20 ore di contenuti inediti all’anno.
Tuttavia si tratta di compensi estremamente ridotti perché adeguati al mondo di internet, basti pensare che il budget annuale corrisponde al costo che ha un prime time sulla rete tv più seguita in Francia.
L’esperimento statunitense, lanciato a novembre 2011, ha visto affidare alla star Madonna il canale tematico dedicato alla musica e ad oggi conta già 250 milioni di visualizzazioni.

Un’emittente televisiva classica non avrebbe superato i 10 milioni di telespettatori. YouTube ha intenzione di investire in progetti simili anche in altri paesi europei, come l’Inghilterra e la Germania.
Probabilmente la stessa formula approderà anche in Italia.

Credete che questo modo innovativo di intendere la televisione possa influire sulle classiche emittenti?
Si arriverà alla fruizione completa dei contenuti tematici tramite Web? 

Fonte: Le Figaro

Want: un nuovo tasto in arrivo per Facebook?


Una nuova indiscrezione emerge dal mondo di Facebook. A rivelarla è stato Tom Waddington, sviluppatore del sito “Cut Out + Keep“. Tom avrebbe scoperto all’interno della lista Social Plugin, oltre ai tasti ormai familiari “Like” e “Subscribe“, il bottone “Want“. Pulsante dopo poco misteriosamente scomparso dalla lista Plugin.

Questa nuova funzione avrebbe il compito di mostrare agli utenti del social, quali sono gli articoli che desideriamo acquistare. Il programmatore ha anche osservato che il tasto in questione potrà essere utilizzato esclusivamente sui progetti Open Graph contrassegnati dal tag “prodotti“.

Nuove propettive di comunicazione quindi, che potrebbero consentire ai varibrand una migliore conoscenza del mercato, oltre che una maggiore esposizione dei loro articoli all’interno del mondo dei social.

Tom Waddington ha aggiunto, inoltre, che se Facebook desse la possibilità di mostrare sulle sue brand page le specifiche di un prodotto, come ad esempio il codice numerico ISBN che identifica in modo univoco l’edizione di un libro, o anche il prezzo del prodotto, questa nuova funzionalità potrebbe avere un impatto non indifferente nel mondo dell’e-commerce. Il tasto Like viene già riconosciuto dai brand come sinonimo di apprezzamento verso un determinato articolo, ma il tasto Want espliciterebbe il desiderio dell’utente di acquistarlo effettivamente.

Facebook al momento preferisce non sbottonarsi sui rumors che circolano sul web, e liquida la cosa con un diplomatico “testiamo continuamente nuove featuresper la piattaforma social“.Credete che possa essere utile esprimere la volontà di comperare un prodotto all’interno dei social network? Diteci cosa ne pensate nei commenti!

Come fare E-commerce su Facebook

Janice Diner , socio fondatore della Horizon Studios, società di consulenza social media week Meshwest conferencethis a Vancouver, BC, ha individuato 7 modi per fare e-commerce su facebook che compongono l’” F-Commerce“.

Vendere all’interno di Facebook.com

F-stores

La prima transazione all’interno di Facebook è avvenuta nel 2009.
Da allora molte azienda hanno creato il proprio e-commerce , o semplicemente inserito le schede dei propri prodotti su Facebook sia per indirizzare il navigatore sul proprio sito per concludere la transazione oppure (cosa consigliata) concludere l’acquisto direttamente all’interno di Facebook.

Come si crea un e-commerce su Facebook?
Per creare un e-commerce su Facebook per prima cosa devi creare una pagina FAN.Dopo di chè puoi installare una delle tante applicazioni ,che installate sulla tua pagina, ti permettono di vendere attraverso Facebook. Ecco alcune delle applicazioni più usate:
  • eBay Auctions, per inserire all’interno della tua bacheca gli annunci che hai pubblicato su eBay
  • Flame Tunes, per vendere la tua musica su Facebook (in realtà non so quanto sia usata quest’applicazione Facebook)
  • Marketplace, una vetrina per i tuoi prodotti
Se invece vuoi creare un vero negozio all’interno della tua pagina fan, ti consiglio queste applicazioni:

Facebook ADS

All”interno di Facebook è possibile effettuare vere e proprie campagne pubblicitarie della tua attività attraverso Facebook Ads e gli annunci  sponsorizzati. 
I messaggi appaiono nella barra laterale e nella pagina delle notizie.

Facebook Credits

Facebook Credits è una moneta virtuale convertibile in beni digitali (come giochi, film e applicazioni a pagamento) e “beni virtuali” all’interno di giochi (vite extra, incremento delle abilità, etc.).
Facebook Credits 
può essere utilizzato anche per micropagamenti all’interno di applicazioni mobile.

Per comprendere l’entità della cosa basta considerare che la società 
Zynga vende 38.000 beni virtuali ogni secondo. Nel 2010, le entrate  dalla vendita di beni virtuali di Zynga hanno superato i 575 milioni di dollari.
In proiezioni l’intera industria di Beni Virtuali prevede vendite complessive solo quest’anno di 1,2 miliardi di dollari.
I crediti Facebook possono essere acquistati on line o addirittura alla cassa di alcuni supermercati americani ( attraverso delle gift card) o essere guadagnati attraverso programmi di fidelizzazione.
Attraverso la app per cellulare Shopkick, i clienti possono guadagnare Facebook Credits anche semplicemente memorizzando la loro posizione (come si fa su Foursquare)
I crediti Facebook possono anche essere utilizzati per prendere film a noleggio.
Open Graph di Facebook
Il protocollo Open Graph consente a qualsiasi pagina web di diventare un oggetto di un grafo sociale. Il proprietario di un sito web può aggiungere alcune righe di codice per collegare il proprio sito su Facebook, e così ciò che fa un utente sul tuo sito al di fuori di Facebook fornisce i suoi dati comportamentali a Facebook.” Il tutto è operato principalmete tramite il tasto “Mi piace” presente nelle varie pagine dei siti web. In quanto ogni utente che preme quel tasto nel sito web, aggiorna automaticamente il suo profilo di Facebook. Oltre al tasto “Mi Piace” esistono altri plugin che aiutano Facebook a creare il suo Open Graph.” ( fonte wikipedia)
Come utilizzare questa tecnologia per fare e-commerce su facebook?
Piattaforme Facebook per mobile
Apps che consentono aggiornamenti di stato ”push” che spingono attraverso le  notifiche, richieste,  post sul Diario o sulla pagina delle notizie ad effettuare acquisti su facebook.
Facebook Open Graph Beta
Facebook Open Graph 2.0 permetterà di andare oltre ai semplice tasti ”Mi piace“, “Condividi” e “Consigli” per incorporare una serie di azioni come ”I like” . ”io voglio”, ”Ho comprato” (queste nuove opzioni saranno presto on line). Pensate azioni come “ad Angelo piace questo elemento” potranno diventare ” Angelo ama Iphone 4s”. 
Naturalmente non dimentichiamoci altri stumenti Facebook Graph comeil Facebook Connect e tutte le applicazioni e-commerce mostrate in dettagli in questo post. 
Inoltre lo sapevate che Facebook memorizza attraverso le app mobile i dati relativi alla posizione geografica dove vi trovate nel momento in cui usate le app per modificare le informazioni che state visualizzando?

In tal modo è possibile che visitando una pagina di uno store di Facebook (funzione già utilizzata da Wal-Mart) ti vengano mostrate offerte, prodotti, informazioni e eventi speciali relativi alla zona dalla quale state visualizzando la pagina.
Un altro dato allucinante è ad esempio la funzionalità attraverso la quale con Ticketmaster, è possibile individuare dove i tuoi amici sono seduti in un teatro.

Fonte: Ecommerce su Facebook



giovedì 12 luglio 2012

Il LIKE personalizzato


Ti sei mai chiesto quali sono i passi che un consumatore compie prima di acquistare un tuo prodotto?

Ecco qui il funnel (imbuto) che indica le fasi pre-acquisto dei tuoi clienti. Forse ti starai chiedendo: Cosa hanno in comune un imbuto e un “like”? Leggi questo articolo fino in fondo e lo scoprirai :)

Ecco qui il funnel d’acquisto in formato grafico, di seguito ti illustro passo passo le sue fasi. 

Conoscenza 
In questa fase il consumatore scopre il tuo brand a prescindere dal fatto che desideri o meno acquistare i tuoi prodotti in quel momento. Questa fase può essere caratterizzata da un messaggio pubblicitario, il passaparola o semplicemente scoperta casuale.

Interesse
Questa fase rappresenta il momento in cui il consumatore inizia a pensare all’acquisto del prodotto. Questo suo interesse potrebbe essere innescato da un evento, un mutamento di circostanze, un aumento dello stipendio, un bisogno o anche un messaggio pubblicitario. 

Ricerca e familiarità 
In questa fase il consumatore ha già deciso di acquistare, mosso semplicemente dal desiderio di avere un prodotto simile al tuo o perché ne ha un reale bisogno. Probabilmente inizierà a leggere recensioni, prenderà familiarità con il prodotto scoprendone le caratteristiche, effettuerà dei confronti e chiederà opinioni ad amici e conoscenti. 

Questa fase del processo d’acquisto potrebbe durare poco o molto, anche influenzata dal valore del prodotto. Infatti, il tempo che un consumatore dedica alla ricerca e alla comparazione di un’auto non è lo stesso che dedica alla scelta di un panino con la mortadella :-).

Lista e opinioni 
Il consumatore selezionerà in un elenco, in nota mentale o tramite preferiti del browser, quelli che sono gli acquisti più probabili in base alla ricerca che ha compiuto in precedenza. 

Considerazioni
In questa fase è probabile che il consumatore, per decidere quale sarà l’acquisto migliore, sceglierà di testare i prodotti inseriti nella precedente lista tramite un "test-drive", partecipando a una dimostrazione live dei prodotti o chiedendo un parere a qualcuno che ha già acquistato uno di quei prodotti. 

Acquisto
Una volta scelto il "brand", il consumatore visiterà l’e-commerce o fisicamente il punto vendita dove concluderà l’acquisto. 

Ora Parliamo di Facebook 
In queste ultime settimane, molti articoli online hanno illustrato delle nuove "azioni" facebook oltre il classico “mi piace”, che permetteranno la creazione di pulsanti da aggiungere ai siti web. Molti di questi articoli prendevano in considerazione le seguenti azioni:

Like 
Want 
Buy

Rispettivamente mi piace, lo voglio e compro.

Tutto molto bello, ma siamo sicuri che la gente sarà disposta a cliccare su questi pulsanti aggiuntivi? Tra l’altro, per quale motivo dovrebbero cliccare? quale beneficio ne trarrebbero? 

Nelle fasi del processo d’acquisto è molto difficile convincere un utente a cliccare su quei pulsanti, anche perché nelle fasi pre-acquisto il consumatore è ancora indeciso.

E se ti dicessi che dopo l’acquisto… ? 

Subito dopo l’acquisto, specialmente se il prodotto acquistato è uno status symbol (vedi l’auto o il cellulare di ultima generazione) il cliente potrebbe esser felice di comunicare a tutti, soprattutto ai suoi amici, il suo nuovo acquisto. Se ci pensi è quello che facciamo un po’ tutti dopo aver concluso un acquisto “non comune”. 

Quindi, perché limitarsi a quei 3 pulsanti? E se esistesse un pulsante relativo ad una fase post acquisto che incrementa la visibilità della tuo brand? 

In alcuni casi, il pulsante “own” o “use” potrebbero avere un CTR maggiore rispetto ai pulsanti like, want e buy, perché fanno leva sull’euforia dei clienti che si sentono appagati nel far sapere ai loro amici (e non solo) che possiedono o utilizzano un determinato prodotto. 

Questi pulsanti potrebbero scatenare dei post automatici con messaggi contenenti una leva persuasiva molto più potente dei semplici like, want o buy. Ecco un esempio di post automatico generato subito dopo il click sul pulsante “own” se fosse stato integrato sul sito della Apple. 

Fonte: FBStrategy

lunedì 9 luglio 2012

Psicologia del buyer

ll costo totale si carica di costi psicologici latenti, il rientro totale si può caricare di rientri psicologici addizionali.
Un buyer di fronte ad un acquisto di un nuovo sistema operativo per i PC aziendali (costo: 100.000 dollari iniziali), con prove che esso consenta di risparmiare 100.000 dollari annui in costi di manutenzione, per una durata del sistema di 5 anni, producendo inoltre una maggiore affidabilità complessiva. In totale, l'operazione diviene a costo 0 per il primo anno, e consente un guadagno di 100.000 dollari per i restanti 4 anni. Ma fino a questo punto saremmo all'interno dei rientri funzionali. Il rientro psicologico è dato dal fatto che a quel punto il buyer sarà diventato improvvisamente colui il quale ha saputo reperire importanti risorse addizionali per l'azienda, denaro fresco da investire in nuovi progetti. Questo può costituire un motivo di vanto e una spinta addizionale ad un ambito passaggio di grado, che la persona attende da anni. In altre parole, l'acquisto non viene più valutato puramente in termini di rientri fisici o funzionali, ma viene valorizzato da rientri psicologici (potere, carriera, immagine personale in azienda), e questo ne aumenta il valore. Il flusso di rientro si carica di orizzonti psicologici positivi, personali o legati alla reazione attesa dei gruppi di riferimento (sociali/normativi).
Il vero problema nasce quando il buyer diventa sensibile unicamente al fattore risparmio e non ai flussi di valore addizionali che una proposta può apportare (innovazione, skills, know-how). Questa focalizzazione sui soli costi rappresenta una vera patologia cognitiva del buyer, che danneggia l'impresa per la quale lavora, anche se a volte è l'impresa stessa ad infondere nel buyer tale cultura.
Esaminiamo un caso diverso, l'imprenditore che acquista il sistema di e-commerce evoluto. In questo caso l'acquisto rappresenta non solo un salto di qualità nel management commerciale, ma un motivo di vanto presso il gruppo di imprenditori e colleghi che lo circondano. Sostanzialmente, diventa fonte di orgoglio e autorealizzazione, facendo sentire l'imprenditore come colui che ha saputo portare l'innovazione nell'azienda. In questo secondo caso avremo un carico addizionale di self-image che aumenta il peso del rientro psicologico totale. L'atto di acquisto va gestito, da parte dell'operatore di marketing, ponendo attenzione sia ai costi psicologici latenti che ai rientri psicologici potenziali.

La scelta di acquistare o meno emerge da un insieme di ponderazioni relative al costo totale e al rientro totale dell'operazione di acquisto.

Fig. - Relazione costo/rientro come fattore decisionale del cliente



In termini di strategie aziendali di vendita, il percorso psicologico del venditore deve esplorare entrambi i quadranti. Soprattutto, la comunicazione di vendita deve possedere l'abilità di (1) creare interesse per il rientro totale, sviluppando argomentazioni che si basino sulle utilità soggettive del cliente, e (2) creare un posizionamento percettivo efficace del costo di separazione totale (strategia di framing dell'investimento). In altre parole, la strategia di framing deve riuscire nell'intento di minimizzare il costo psicologico per il cliente.

Il modello Costo Totale / Rientro Totale, sopra esposto, è importante per la nostra elaborazione in quanto ci permette di affrontare un problema: il focus della comunicazione (pubblicitaria o di vendita), troppo spesso incentrato sulla emissione di parole a vuoto, che non hanno relazione con le utilità soggettive del cliente, con i costi latenti e i rientri psicologici latenti.

Principio 1 - Della differenza positiva tra rientro totale psicologico e costo totale psicologico.

La competitività aziendale dipende dalla capacità di:
capire i costi totali di separazione connessi all'acquisto (costi monetari + costi psicologici percepiti o latenti) e saperli ridurre tramite la comunicazione;
sviluppare comunicazione efficace in grado di esaltare l'intensità dei rientri totali (funzionali e psicologici), sapendo inserire valore psicologico nel pacchetto di offerta;
sviluppare comunicazione efficace relativa al bilancio totale dell'operazione di acquisto, in cui i rientri totali percepiti (funzionali e psicologici) superino i costi totali percepiti (economici e psicologici).
Fonte: Psicologia di Marketing e Comunicazione di Daniele Trevisani

sabato 23 giugno 2012

Il tariffario del Web Copywriter

Non esiste un tariffario per chi lavora scrivendo per il web. Non è una categoria riconosciuta, come quella dei giornalisti ad esempio, e non ha un documento ufficiale che attesti la professione. Per capire meglio come funziona il tariffario ipotetico di un web copywriter si può iniziare partendo da due situazioni: la prima è quella del dipendente, la seconda è quella del libero professionista.

Lavorare come dipendente (in un’agenzia di comunicazione o come responsabile del settore contenuti in un’azienda) significa avere uno stipendio fisso e non dipendere da compensi che si calcolano in ore di lavoro o tipologia di progetto. In questo caso tutto è più semplice, perché si accetta un posto di lavoro sapendo di avere a disposizione uno stipendio tot per ogni mese lavorativo. Il contratto viene firmato all’inizio del lavoro ed eventuali aumenti vengono stabiliti nel corso degli anni. Questo dovrebbe essere (il “dovrebbe” è doveroso) il normale svolgimento del lavoro di (web) copywriter come dipendente.

La seconda situazione è quella più problematica. In questo caso parliamo di un professionista definito “libero”, nel senso che lavora con una propria attività e offre le proprie competenze a più clienti, senza un datore di lavoro fisso se non se stesso. È qui che sorgono i dubbi sul tipo di tariffario che ogni professionista può o deve applicare e c’è molta confusione sul tema. Proviamo a fare un po’ di chiarezza.

Compenso a tempo o a progetto?

La prima distinzione da fare è quella relativa alla tipologia di compenso che si vuole scegliere. Il compenso a tempo prevede una retribuzione divisa in ore di lavoro: ad esempio 20,00 euro ogni ora. In questo caso è necessario avere chiara la situazione lavorativa da affrontare, bisogna stimare cosa sarà necessario per completare il lavoro e trasformare il tutto in ore effettive.

Hai un articolo di 400 parole da scrivere e il tema è il clima della fascia europea settentrionale? Fai un calcolo del tempo che ti servirà per fare ricerche sul tema, individuare i punti salienti di ogni fonte, trovare conferma di ciò che hai trovato, riassumere tutto in un testo, rileggere e correggere eventuali errori, scrivere utilizzando le competenze adeguate al web. Una volta stimato il tempo necessario dagli un costo e, se hai tasse da pagare, aggiungi qualcosa al totale. Un lavoro doppio, a mio avviso.

Io preferisco lavorare scegliendo un compenso che vada a progetto, per due buoni motivi: credo che ogni lavoro sia diverso dall’altro e trovo poco affidabile suddividere un progetto a tempo, a causa della mia organizzazione lavorativa. Quando ho un lavoro da consegnare non lo suddivido mai in ore. Organizzo il lavoro procedendo per gradi, ecco perché non posso calcolare una tariffa oraria precisa.

Riprendiamo lo stesso esempio: un articolo da 400 parole sul clima della fascia europea settentrionale. Il procedimento è lo stesso di prima, quindi si fanno le dovute ricerche, si selezionano le fonti, si prendono i dati salienti, si cercano le conferme, si riassume tutto nel pezzo, si scrive con le regole di base e si rilegge il tutto.

Cosa cambia, dunque? Semplicemente non faccio tutto nello stesso giorno. Solitamente si hanno almeno un paio di giorni prima della consegna e io utilizzo questi due giorni per suddividere i gradi di lavoro: il giorno 1 faccio le ricerche, seleziono i dati e li confronto con le fonti, il giorno 2 scrivo il pezzo, il giorno 3 lo rileggo, lo correggo e lo consegno. In questo modo prendo tutto il tempo necessario per fare un ottimo lavoro.

Il calcolo del costo lo suddivido prendendo in esame il tipo di articolo (post su un blog, article marketing, articolo scientifico ecc…), il numero di parole richieste, la difficoltà dell’argomento e, a tutto ciò, unisco una piccola maggiorazione per le tasse, avendo Partita Iva. È un metodo che utilizzo da sempre e non ho mai avuto problemi a gestire i costi del mio lavoro.

Quanta esperienza hai?

Altro fattore importante è l’esperienza. In base a questa si può avere un prezzo diverso per ogni lavoro. Inizialmente è normale ricevere compensi più bassi (attenzione, più bassi ma non miseri, come si vede spesso tra gli annunci) ed è normale avere bisogno di esperienza: lo studio è solo una parte della formazione, è lavorando “sul campo” che si impara veramente a scrivere per internet.


Non c’è nessun motivo per alzare i prezzi se si è all’inizio, ma si può fare dopo, quando la professionalità aumenta e le competenze danno prova di ciò che si realizza con il proprio lavoro. Un portfolio parla sempre più di un CV, in certi casi.Quando si ha un’esperienza consolidata si può pensare di fare qualche modifica al proprio tariffario, sia orario che a progetto.


Un pensiero alla Partita Iva

Lavorare in proprio con Partita Iva presuppone una spesa non indifferente. È questo il motivo per cui aggiungo un piccolo fisso per ogni lavoro che faccio. Nulla di esagerato, solo un bonus per mantenere le spese annuali che andranno nelle casse dello Stato. Oltre a dover vivere con il lavoro, si devono pagare anche le tasse, ricordiamolo sempre!
E gli sconti ai clienti?

Esistono anche questi e io, ogni tanto, ne applico alcuni. Ad esempio mi capita di fare un piccolo sconto quando si tratta di una certa quantità di lavoro: se al cliente servono 100 articoli ed è il primo contatto lavorativo offro un piccolo bonus/regalo che prevede uno sconto del 5% in fattura. Una piccola cortesia che permette al cliente di legarsi al professionista e al professionista di avere ottime probabilità di essere ricontattato per lavori futuri.

Tirando le somme posso dirti con certezza che il tariffario di un web copywriter è un problema non indifferente, perché al momento esistono diverse tipologie di compenso e non tutte prevedono una tariffa oraria. Se si ufficializzasse la professione ci troveremmo a discutere su come tradurre il lavoro in tariffa oraria e, sono sicura, avremmo di nuovo casi di tariffe ufficiali e tariffe personalizzate.