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sabato 29 gennaio 2011

So You Want to Be a Web Copywriter?

I get tons of emails from people who want to break into web copywriting. Are you another one who's itching to get in on the copywriting action but don't know how it's done?
Let me guess... you come across these names on the internet... they're popping up everywhere. Damn! Are these people better than you? No. Then how come nobody knows YOUR name?
Well, one reason could be that you don't have a website.
Freelance copywriters often think they can get away with tacking their names up on a couple of freelance job sites and pitching clients via their email.
Are you SERIOUS? That's like living out of a suitcase. You'll never put on a good show, if you're forever throwing samples together that are all wrinkly.
What's the first thing you do when you want to find out about somebody? Why, stalk them on Google of course. Look for some good dirt. Look for anything that comes up with their name attached. What's the quickest way for someone on the web to win your confidence and trust? Lead you to their quality website, of course.

If you don't have a website, the time has come to seriously consider getting one built. Because if you don't, that client you pitched so hard to and send those awesome work samples is only going to get distracted when someone else comes along who DOES have a website.
Okay, so we've agreed that a website is a good home base for your business. But how will you get the word out about you?
Article marketing.
Article marketing can be instrumental in getting your website link out there while simultaneously building up your credibility. Write short articles that will do double-duty as someone else's web content. Include helpful tips and information that your target copywriting prospects will want to know about. Attach your name, short bio and website link to the bottom of your articles. Then post them onto the web through sites like EzineArticles.com.
People will then pick up your articles to display on their sites, and you'll begin to get contacted from interested parties who have read your work and are impressed with your ability. From there come paid writing jobs and countless other opportunities for income!
"Eww," you think, "That sure sounds like a lot of work." Well, maybe, but so is anything else when you're starting from square one.
Do you want to do this copywriting thing right, or do you want to sit there like a big, helpless baby with your arms stretched out, begging for someone to pick you up?
Got some news for you. Nobody is going to pick you up. So get off your duff and help yourself while the going's still good:

1. Build your copywriting website.
2. Start writing articles to promote your skills on the web.

L’importanza della redazione di testi ottimizzati per i siti web


La redazione di testi per siti web è sempre più importante nel mondo di internet. All’interno dei siti, infatti, i contenuti sono fondamentali: soltanto offrendo agli utenti e internauti contenuti interessanti, tematici e costantemente aggiornati, sarà possibile fidelizzarli, indurli a visitare costantemente (e con un tempo di permanenza apprezzabile) e trasformarli nel tempo in possibili clienti. Questa è, tra l’altro, una delle regole d’oro del web marketingvisibilità ottimizzazione che si trasformano in ritorno sull’investimento effettuato.
La redazione di testi ottimizzati per siti web (o pubblicitari) richiede, oltre all’abilità di scrittura, tecniche particolari che permettano ai lettori di individuare (tramite l’uso di grassetti, corsivi, ecc..) i contenuti che più gli interessano e, soprattutto, determinate parole e frasi chiave finalizzate all’indicizzazione del sito (o siti) web.
Inoltre, un esperto in copywriting (il copywriter, per l’appunto) è essenziale nelle comunicazioni di marketing e pubblicitarie (ad esempio per la redazione di newsletter e brochure), poiché conosce quali parole e tono usare per emozionare e convincere l’utente finale. Idem dicasi per un qualsivoglia servizio di news ed eventi, altrettanto importanti in quest’ottica.
Sei le regole fondamentali a cui un copywriter deve attenersi per la redazione testi pubblicitari e non: conoscenza perfetta di grammatica e sintassi; utilizzo di diverse tecniche di scrittura -divulgativa, retorica, scientifica, ecc… e lessici; creatività e buon gusto; adeguamento dello stile rispetto al media utilizzato (tv, web, radio, editoria, stampa); ampia formazione culturale; approfondita conoscenza di società e attualità.

venerdì 28 gennaio 2011

Berlusconi, il perfetto venditore porta a porta

A metà del suo ultimo libro, La pancia degli italiani: Berlusconi spiegato ai posteri, Beppe Severgnini dimostra come Berlusconi sia un magnifico salesman, un perfetto prototipo dei famosi venditori porta porta degli aspirapolveri Hoover. A prescindere dal prodotto (immobili, pubblicità, televisioni o partiti politici), il presidente del consiglio rispetta alla perfezione il decalogo del perfetto venditore d’assalto, e ci offre interessanti spunti sulla psicologia di vendita da lui adottata:
  1. Per vendere non bastano le informazioni. E’ importante tradurre le caratteristiche del prodotto in benefici per il cliente. Giustificare l’evasione fiscale ad un platea di potenziali evasori, o incarnare il più astuto in un paese di furbi, ad esempio, faceva in modo che l’interesse personale coincidesse con quello di molti italiani.
  2. Rendi desiderabile il tuo prodotto. Essere ottimisti di fronte alla difficoltà, essere ripetitivi, inclinarsi alla galanteria, inframezzare battute e sorrisi, farsi fotografare e attirare l’attenzione servono a entrare nelle grazie di chi deve acquistare.
  3. Non bisogna vendere, ma farsi acquistare. Il fine è creare il bisogno, che verrà soddisfatto con quel prodotto. B. è sempre euforico, sempre di buon umore, a prescindere dalla situazione generale del Paese. Si ritiene il miglior presidente del consiglio degli ultimi 150 anni di storia repubblicana. Parla in maniera semplice e diretta: snocciola dati, ripete slogan, usa frasi ad effetto. Soggetto, verbo e complemento. Le frasi semplice sono difficili da dimenticare.
  4. Vendere un prodotto comporta sempre una componente emotiva. Non si compra un abito nuovo perchè ci si deve coprire, ma per far colpo sul ragazzo del bar o per essere invidiata dalle amiche. Spille, distintivi e gadget per gli attivisti del partito. Culto del capo in una nazione piena di vice speranzosi di comandare un giorno o l’altro.
  5. Diffondi le informazioni sul tuo prodotto con rappresentanti, faccia-a-faccia, radio, Tv, passaparola, posta, eventi, fiere, telefono, fax, PC, Internet. Niente dibattiti, B. adora solo il monologo ed il monosillabo. Niente contraddizioni, perchè indeboliscono la vendita. Dopo decenni in cui i politici erano intellettuali oscuri e profondi, B. ha rivoluzionato il linguaggio: sintassi semplicissima ed intelligibilità a prova di bassa istruzione (il suo bacino elettorale di riferimento). Non importano i contenuti (promesse irrealizzabili), conta la forma.
  6. L’informazione relativa al prodotto deve essere abbondante ed esauriente. Numeri, date, statistiche, percentuali sono estremamente persuasivi per il semplice fatto che è molto difficile smentirli su due piedi. Non importa che i dati siano spesso falsi e travisati, l’importante è impressionare, dare certezze ed informazioni semplici.
  7. La cura dell’immagine vale più del prodotto. In un paese più attento all’estetica che all’etica, alla forma che alla sostanza, alla simpatia che alla coerenza, l’immagine è tutto. Ministre giovani e belle, fotografia sempre ritoccate, trucco d’ordinanza, doppiopetto autorevole, fondali sempre blu rassicurante. B. tira fuori il proprio lato umano senza pudori (il vagheggiamento costante della giovinezza e della bellezza; l’immagine dell’imprenditore di successo e del Milan vincente) per essere amato per quello che è.
  8. L’importante è non deludere. Enfatizzare costantemente i risultati raggiunti e giustificare quelli non raggiunti a causa di fattori esterni. L’elenco dei successi è sempre molto lungo: basta mescolare quelli veri (gli arresti dei latitanti e il controllo della spesa pubblica) a quelli parziali (Napoli, Abruzzo, riforma della scuola), a quelli di là da venire (carceri, case, federalismo) agli insuccessi (economia, Alitalia). E qualora ci fossero contestazioni il tipico sentimento antagonista italico giustifica sempre: i comunisti, i giudici, la sinistra, l’economia internazionale.
  9. Identificarsi con il cliente assicura la vendita. B. ha innate doti camaleontiche: imprenditore tra gli imprenditori, operaio tra gli operai, terrone con i terroni, polentone con i polentoni. Vuole essere leader e allo stesso tempo far parte di un gruppo, cambia abito e comportamenti a seconda delle occasioni, e soprattutto incarna tutti i peggiori vizi degli italiani (va a prostitute, ama la goliardia, confonde privato con il pubblico, soffre di manie di protagonismo, bestemmia, è volgare).
  10. Conquistare l’indulgenza del cliente per i difetti. Il popolo pensa con la pancia e giudica per simpatia. Non interessano amanti extraconiugali, battutacce o totali incoerenze: ama i concetti semplici, le rassicurazioni, l’allegria, la speranza. Ed odia i concetti complessi, la litigiosità, i distinguo, il pessimismo. Tipico della sinistra italiana.
Severgnini sottolinea che queste tecniche non attecchiscano su una parte degli italiani: quei 5 milioni che leggono, si informano, navigano la rete, hanno mediamente una cultura elevata, guardano alla TV i prodotti editoriali culturalmente più stimolanti. E non amano per nulla B. Il problema è che esistono altri 20 milioni di telespettatori che invece hanno come unica fonte di informazione la televisione; che amano tette e culi; che odiano la complessità della realtà; che demandano il loro futuro agli altri.
Ma quando il web sarà un diritto (costituzionale?), quando il valore dei prodotti sarà totalmente reso trasparante dalla rete di cittadini-consumatori, quando i politici verranno giudicati via web per quello che sono e non per come appaiono, quando la politica prima di tutto passerà da internet (ovvero dai cittadini), quando le persone interconnesse saranno più forti della propaganda, quando la consapevolezza raggiungierà la maggioranza delle pesone, queste tecniche di vendita funzioneranno ancora?

venerdì 21 gennaio 2011

Perchè ci interessa la nuova Facebook Mail?

Sabato 15 Gennaio 2011, Facebook mi ha permesso di attivare la nuova Facebook Mail, cioè il nuovo sistema di messaggi che integra in se anche la possibilità di inviare e ricevere email (con qualunque tipo di allegato) ed sms.

Dalla prima occhiata devo ammettere mi è parso interessante e sinceramente supera le aspettative.

Tra le tante nuove caratteristiche interessanti ritengo davvero molto utile la possibilità di allegare qualunque tipo di file. Mi è capitato forse centinaia di volte di promettere in privato su Facebook l'invio di un file, che sarei stato costretto ad inviare in seguito tramite posta elettronica. Oggi l'invio è immediato. 

Molto utile anche la possibilità di inserire nel campo "destinatario" direttamente una mail esterna. Insomma tutto studiato per farci rimanere ancor più tempo collegati a Facebook.

Diabolico Zuckerberg (ed il suo staff) :-)

Se ti interessa poter utilizzare quanto prima la nuova Facebook Mail richiedi un invito qui.

Però...tornando al succo del discorso, analizziamo di seguito con i clienti (con sottoscrizione attiva)perchè questa novità può agevolare chi fa marketing su Facebook

mercoledì 5 gennaio 2011

Facebook ADS e SAAB Automobili

Qualche giorno fa discutemmo della campagna Facebook ADS di SEAT (auto) esprimendo alcuni pareri riguardo eventuali ottimizzazioni.

Dopo qualche giorno ho notato una campagna della SAAB (auto). Saab e Seat sono due importanti brand del settore automobilistico. Immagino che l'obiettivo della loro strategia su Facebook possa esser simile: coinvolgere e stabilire una connessione con clienti acquisiti e potenziali.

Facebook ADS rappresenta una delle strategie utili a tal fine. Nel caso di Seat ho rilevato una scarsa pertinenza dell'annuncio con il contenuto della pagina di atterraggio (landing tab) della pagina fan e l'ho considerato un grosso errore: l'annuncio promuoveva in particolare un contenuto non presente sulla pagina fan dopo il click.

A questo va aggiunto che la landing tab non invitava in alcun modo i visitatori a diventare fan e quindi stabilire una connessione.

Ecco invece cosa visualizza chi atterra sulla pagina fan SAAB.
La strategia (ed il processo di intercettazione e connessione con gli utenti) messa in atto da SAAB mi sembra lineare e pulita (a differenza di Seat).

L'annuncio di SAAB è pertinente con la pagina di atterraggio che si presenta agli utenti dopo il click. L'annuncio stesso invita a cliccare ed in seguito connettersi alla pagina fan:"click here and like Saab on Facebook".

L'unico "neo" dell'annuncio di SAAB è probabilmente l'immagine... a mio parere poco emozionante.

L'obiettivo della pagina fan di Saab è palese: punta ad invogliare gli utenti a connettersi alla pagina e, come sai, passare parola anche in maniera automatica.

Nel modulo 2 del corso abbiamo ampiamente trattato le dinamiche di comunicazione di Facebook e sai che un solo click su un annuncio potrebbe procurare 1 o più fan, dato che chi diventa fan passa parola in maniera automatica ai propri amici innescando un ciclo che si autoalimenta.

Alcuni amici potrebbero esser incuriositi da tale azione, visitare la pagina, visualizzare la landing tab e diventare a loro volta fan.

Invece la campagna Facebook ADS di Seat non presenta tali caratteristiche e probabilmente beneficia meno delle reali potenzialità di Facebook legate soprattutto al passaparola tra utenti.

giovedì 30 dicembre 2010

Etiopia, un calcio alla cecità Viaggio nella scuola per ciechi

Il livello non è quello del Mondiale per Club e neppure quello della Champions League, ma i calci che tirano ad Azezo non hanno meno forza degli altri. Come i sorrisi stampati sulla faccia dei ragazzi impegnati nelle partite del fine settimana. La (sostanziale) differenza è che questi calciatori non vedono né i palloni, né i sorrisi: dato che ci troviamo nella scuola per ciechi Saint Raphael a un pugno di chilometri da Gondar, antica capitale dell’Etiopia, fra campi falciati a mano (per la precisione in ginocchio, le trebbiatrici sono quasi sconosciute da queste parti) e ragazzini che imparano prima a fare i pastori che a camminare.
Essere "diversi" in un Paese in via di sviluppo (un tempo si usava questo eufemismo) è ancora più duro che essere disabili in Occidente. Essere ciechi in Etiopia è come essere orfani e l’accattonaggio è la prospettiva più reale per pensare di mangiare alla fine di ogni giorno, grazie a qualche elemosina. Per i 71 allievi (una trentina sono le ragazze) della scuola St. Raphael, invece, il presente è molto differente: in fondo al tunnel di buio, c’è una luce, magari da prendere calci. "Il nostro avversario più tosto - confidano i calciatori non vedenti - è sempre il pallone. Quando rotola lo possiamo sentire per via dei campanelli che si porta dentro, ma quando si ferma è difficile da trovare...". A guardarli correre su e giù per il campo sconnesso fatichi a immaginare che questi ragazzi siano ciechi. Guardando meglio ogni tanto vedi due braccia protese che si alzano a cercare il contatto con il compagno o l’avversario, ma in questo caso l’arbitro non fischia mai rigore. "Si gioca almeno un paio di volte la settimana - racconta suor Haregheweini Kiflemariam, che tutti abbreviano in Haregu, un’eritrea responsabile della scuola -. Durante la settimana i ragazzi vanno a scuola (molti in quelle pubbliche), noi li aiutiamo a stare al passo con gli studi, accompagnandoli dall’asilo all’Università. E un domani, magari torneranno qui per insegnare". "La cecità qui - spiega Antonio Di Pasquale, presidente di una delle Ong che aiuta la scuola - è purtroppo un fenomeno molto diffuso. Il tracoma (un’infezione che fa piegare le ciglia verso l’interno, ndr), poca educazione sanitaria, pochissima igiene: capita così che la famiglia, quando si trova un bambino cieco in casa, lo abbandona. Finge che sia orfano. La strada diventa il domicilio più probabile".
Per questi "fortunati" della St. Raphael ci sono libri in braille e perfino lezioni di piano. "La musica - continua Di Pasquale - ce l’hanno dentro: spesso, la sera prima di andare a letto, si trovano a ballare e suonare. Qui sono seguiti tutti i giorni per 9 mesi l’anno (per le vacanze, chi li ha va dai parenti), quasi tutti sono in un progetto di adozione a distanza che costa 16 euro al mese. Le suore di Sant’Anna sono molto attente ad insegnare ai ragazzi che l’aiuto dall’estero è molto gradito, ma non si deve contare su una vita di sussistenza". Come tutti i giorni la notte cala improvvisa dalle parti dell’Equatore, gli studenti della scuola sono già a cena, prima dell’appuntamento musicale, dove sono "invitate" anche suore e insegnanti. All’alba si riparte e i ragazzi ciechi di Azezo sono un tenero e fortissimo ricordo.
Un ricordo che diventa speranza guardando la faccia di suor Haregu. E’ difficile non essere retorici, vedendo quello che fanno tanti preti e monache tutti giorni, per la gente comune. Bernardo Coccia, ad esempio, un padre cappuccino che ad Addis Abeba manda avanti una struttura scolastica dall’asilo alla secondaria e 5000 adozioni a distanza, oltre a vari laboratori che mirano a creare un domani piccoli imprenditori etiopi "con la stessa scaltrezza che usano i cinesi, che in questo Paese stanno investendo e costruendo". Una vita dedicata agli altri, combattendo miseria, corruzione, disinteresse e anche i turisti occidentali che si mettono a posto la coscienza, regalando un po’ di euro come caramelle a questi ragazzi, quando li trovano per strada. Il loro lavoro quotidiano (e muto) e il sorriso dei calciatori di Azezo, insieme, fanno sembrare l’anno che verrà molto più bello.

mercoledì 29 dicembre 2010

Cugia: «Riporto alla radio le denunce di Jack Folla»

Jack Folla torna su Radio2. L’idea del di­rettore Flavio Mucciante è stata accolta con entusiasmo da Diego Cugia, scritto­re e regista nonché ideatore del perso­naggio dell’ex deejay rinchiuso nel braccio della morte del carcere di Alcatraz, in attesa dell’esecuzione. Alla mezzanotte del 31 di­cembre Radio2 trasmetterà la prima punta­ta integrale dello sceneggiato, andata in on­da per la prima volta nel novembre del ’98. Poi, dal 3 gennaio 2011, dal lunedì al venerdì (sempre a mezzanotte), sarà la volta della stri­scia quotidiana Alcatraz-Jack Folla. Un dj nel braccio della morte: riassunti di una ventina di minuti su cui, dice Cugia, «abbiamo ri­messo le mani, sperando di avere fatto un buon lavoro». L’ex dj, sullo sfondo della voce fuori cam­po che ne scandisce i giorni che lo separano dall’esecu­zione, tornerà dunque a sfo­gare la sua indignazione per il mondo che lo circonda. 
Cugia, dunque Jack Folla è ancora vivo?
«Non solo è ancora vivo, ma scalpita sempre. Ogni mat­tina, quando leggo i giorna­li o vedo i telegiornali, sento la sua voce che commenta le notizie».
E si indigna?
«Sì, anche perché l’attualità oggi è ancora più sconvolgente rispetto a dieci anni fa. Noi au­tori abbiamo l’abitudine di proiettarci in un futuro che immaginiamo e che poi, pun­tualmente, si presenta. In questo caso non solo si è presentato, si è anche fermato. Il no­stro Paese ha, da dieci anni, un futuro im­mobile».
Jack Folla divenne rapidamente un vero e proprio cult. Cosa colpì gli ascoltatori?
«Credo, prima di tutto, la trasparenza. Dietro Jack Folla c’era un autore che si svelava con le sue luci e le sue ombre. Il patto con l’a­scoltatore si crea soprattutto grazie alle om­bre, a quegli errori in cui chi ascolta può i­dentificarsi. Errori ammessi con sincerità, negli anni in cui siamo abituati alle false con­fessioni del Grande Fratello , assolutamente prove di emozioni».
La situazione delle carceri italiane oggi è drammatica: Jack Folla, che è un detenuto, cosa ne pensa?
«È sconvolto, ad esempio, da una notizia che ha sentito l’altro giorno: in alcune carceri il problema del sovraffollamento è talmente grave che i detenuti devono fare i turni per dormire. Jack Folla è un punto di riferimen­to per molti carcerati perché è sempre vici­no ai deboli, agli oppressi, senza discrimina­zioni, in modo quasi cristiano».
Quello che Radio2 propone dal 31 dicembre sono, seppur rimaneggiate, delle repliche. C’è la possibilità che Jack Folla torni con nuovi episodi?
«Dipende dal coraggio della rete. Personal­mente credo che non abbia molto senso ri­proporre le repliche di Jack Folla senza dar­gli poi la possibilità di parlare di nuovo. Co­me me la pensano le migliaia di persone che, da anni, mi scrivono mail per dirmi che a­spettano il ritorno di Jack Folla».